IL SETTEMBRE DIFFICILE DEL RUSSKIJ MIR: un rapido punto sui numerosi eventi dello scorso mese che hanno scosso il mondo Russo e l’Asia Centrale

Russia e Ucraina

Dopo la straordinaria offensiva ucraina sul fronte di Kharkiv il mondo si interroga su quali possano essere i nuovi sviluppi del conflitto. Difficile dire se ci si attende un ritorno allo stallo o rocamboleschi rivolgimenti. Quello che è sicuro è che la Russia sta già preparando le sue prossime mosse. Il 21 settembre Putin ha annunciato la mobilitazione parziale, che si stima possa coinvolgere fino a 300,000 riservisti. Senza dubbio si tratta di un chiaro segnale di una decisa escalation bellica. Tuttavia gli esperti si dividono sulla sua effettiva utilità. In molti mettono in luce l’opportunità per la Russia di poter schierare una massiccia quantità di uomini in grado di colmare la carenza di truppe logorate dalla gestione di due fronti e di ribaltare le sorti della guerra. Per altri, invece, i costi esorbitanti di questa decisione, uniti alle difficoltà economiche dovute alle sanzioni, potrebbero essere insormontabili per il paese e non certo ripagati dall’acquisizione di una massa di demotivati coscritti spesso anziani o con scarsa esperienza militare. Per ora l’unico effetto concreto è stato quello di provocare una fuga di massa di uomini in età di leva verso tutti i paesi limitrofi. Molti commentatori hanno applaudito ai primi accenni di proteste contro il regime ma la celerità dell’apparato repressivo e la letargia della pressocché inesistente opinione pubblica russa non sembrano suggerire nessuna imminente rivoluzione colorata o “primavera russa”. L’altra grande mossa di Mosca è stata sicuramente la proclamazione di una serie di referendum farsa negli oblast di Donetsk, Luhansk, Zaporicha e Kherson, culminata con la formalizzazione della loro annessione il 29 Settembre. Non c’è dubbio che possa esser il preludio di una dichiarazione di guerra aperta che porrebbe fine al paradosso della “operazione speciale”

Putin dichiara la mobilitazione parziale

Armenia e Azerbaijan

Nel mentre, quasi un po’ in sordina, sono riprese le ostilità fra Armenia e Azerbaijan per il controllo del Nagorno Karabakh. Il conflitto, rimasto per più di vent’anni dormiente, era già riesploso nell’ottobre dello scorso anno e sembrava essersi concluso con una soluzione di compromesso  mediata dalla Russia. Ma ora la debolezza e la distrazione di Mosca sembrano aver spronato il regime di Alyiev a tentare un colpo di mano con attacchi diretti persino all’Armenia vera e propria. Molte voci di condanna si sono levate dall’Occidente (fra cui quelle di molti parlamentari europei, del presidente Macron e della speaker della camera statunitense Nancy Pelosi) ma nel complesso l’atteggiamento di Europa e Stati Uniti è stato attendista e di mediazione anche per via dell’importanza energetica che l’Azerbaijan ha recentemente acquisito e della stretta vicinanza dell’Armenia alla Russia. La Russia, d’altro canto, vede una nuova crepa insinuarsi nel proprio giardino di casa. Entrambi gli stati sono nazioni ex-sovietiche e rientrano in quella che tradizionalmente è vista come la sfera d’influenza russa. Tuttavia, a partire dal crollo dell’Unione Sovietica, la profonda vicinanza culturale ha rinsaldato i legami fra Turchia e Azerbaijan. Il conflitto del 2021 è stato un po’ il punto di svolta che ha minato l’autorevolezza russa nella regione. L’Azerbaijan ha definitivamente voltato le spalle al proprio vicino di casa e ha cementato l’alleanza con la Turchia, suo principale sostenitore. In Armenia, invece, in molti si sono sentiti traditi dalla Russia che non si è schierata inequivocabilmente con la loro causa. La Federazione Russa, trovatasi in una posizione molto difficile, sembrava esser riuscita comunque a imporsi come garante della pace e a ristabilire l’ordine nel Caucaso. I recenti sviluppi, fra cui la notizia della presunta morte per mano azera di alcuni peace keepers russi del FSB, suggeriscono il contrario e lasciano ben poche speranze per la deposizione delle armi in una regione già piagata da numerosi conflitti.

Il Vertice SCO

Il 22 settembre nella affascinante sede della città di Samarcanda, celebre tappa della via della seta, si sono riuniti i capi di stato e i dignitari della SCO. La SCO o Shangai Cooperation Organisation, è un’ organizzazione internazionale  che riunisce i principali paesi dell’Eurasia fra cui Russia, India, Cina, Pakistan e tutte le repubbliche ex-sovietiche dell’Asia Centrale. Il summit si è dimostrato l’ennesimo banco di prova per la Russia in questo Settembre così movimentato. Innanzitutto è stata la prima occasione per Putin dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina di incontrare di persona  Xi Jinping  e Naredra Modi. Xi, di ritorno da un in contro bilaterale con il proprio omologo Kazako Tokaev, ha espresso preoccupazioni e dubbi sulla questione ucraina ma ha anche lanciato velate critiche nei confronti dell’Occidente. Similmente Modi, dopo aver ostentato la strabiliante crescita economica indiana,  ha menzionato la crisi ucraina fra le minacce alla sicurezza mondiale e ha affermato “l’era del presente non è di guerra” ribadendo anche l’importanza di “dialogo, democrazia e diplomazia”. Allo stesso tempo si è però detto disponibile a  collaborare con la Russia in nel campo dell’energia, del commercio e della difesa. Si può dire che l’accoglienza di Putin a Samarcanda sia stata piuttosto fredda e abbia rimarcato il sostegno soltanto molto parziale da parte di India e Cina nei confronti della Federazione. Entrambi i giganti Asiatici si sono dimostrati assertivi nei toni ma allo stesso tempo prudenti nei riguardi della guerra in Ucraina mentre il presidente russo è stato costretto ad un atteggiamento difensivo, promettendo alla Cina una “spiegazione dettagliata” della propria posizione sull’Ucraina. Inoltre il vertice ha trattato anche le recenti schermaglie ai confini Tagiko-Kirghisi (ennesima crepa negli equilibri centro-asiatici) assicurando la pace fra i due paesi. Quest’ultimo evento desta nuovi  dubbi sulla capacità della Russia potersi proporre come unico garante della sicurezza nella regione al di fuori di consessi internazionali. 

Kazakistan ed Asia Centrale

L’incontro fra Xi e Tokaev  è solo l’ultimo di una serie di passi che suggeriscono un parziale distacco del Kazakistan dalla Russia. Il Kazakistan, ormai in cerca di nuovi partner strategici, già a Febbraio ha rifiutato di riconoscere le repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk e ha condannato il loro riconoscimento da parte della Russia. In seguito si è anche astenuto nella risoluzione in seno all’assemblea generale ONU sulla guerra in Ucraina. Ultimamente il distacco si è fatto però più marcato. Il simbolo “Z” o qualunque altra simbologia militare che alluda alla Russia sono stati messi al bando ed è stata annullata la storica Parata della Vittoria del 9 Maggio, da molti vista ormai come un evento troppo vicino alla Russia. A partire dalla dichiarazione della mobilitazione parziale si parla di addirittura quasi 200,000 cittadini russi che si sono rifugiati in Kazakistan sollevando nel paese preoccupazioni e timori. Nel mentre le ambasciate e le rappresentanze diplomatiche Kazache di tutta Europa sono state ricoperte di fiori e striscioni di ringraziamento da parte di oppositori ed esiliati russi per l’accoglienza che volontari e autorità kazache stanno dando agli emigrati, nonostante le voci che parlano di una potenziale chiusura dei confini.

Numerosi interrogativi sorgono dopo il turbolento mese di Settembre. Si potrebbe con pressappochismo interpretare questi segnali come la fine della Russia come potenza Euroasiatica ma si sa, lasciarsi andare ad  affrettate profezie può condurre ad errori madornali. L’unica incontestabile certezza è che una serie di profondi sommovimenti sono in atto all’interno di quello che spesso è stato soprannominato il “Mondo Russo” e che la guerra in Ucraina è solamente uno di essi. Quale sia la portata o la direzione di questi mutamenti  sarà stabilito unicamente dagli eventi dei prossimi mesi non soltanto sul campo di battaglia ma soprattutto nei consessi e nelle stanze delle diplomazie euro-asiatiche.

A cura di Michele Santolini

Fonti:

Russia has mobilised. What happens now?

https://www.politico.eu/article/putin-mobilizes-russia-ukraine-war-options/

On the latest development between Armenia and Azerbaijan

https://osce.usmission.gov/on-the-latest-development-between-armenia-and-azerbaijan/

Outcomes for India from the Shanghai Cooperation Organisation Summit 2022

https://www.csis.org/blogs/new-perspectives-asia/outcomes-india-shanghai-cooperation-organization-summit-2022

Modi, Putin and Xi Join the SCO Summit Amid Turbulent Times

https://www.usip.org/publications/2022/09/modi-putin-and-xi-join-sco-summit-amid-turbulent-times

Kazakhstan Is Breaking Out of Russia’s Grip

https://foreignpolicy.com/2022/09/16/kazakhstan-russia-ukraine-war/

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