Un conflitto senza fine: il caso del Nagorno-Karabakh

Per comprendere le cause del conflitto in corso nella regione del Nagorno-Karabakh sembra doveroso prima di tutto inquadrare geograficamente la posizione di questo territorio e soprattutto la conformazione della popolazione che lo abita. Il Nagorno-Karabakh è infatti una regione che si trova nel Caucaso meridionale all’interno della catena montuosa del Karabakh. Da sempre è stato un territorio conteso tra Armenia e Azerbaijan, nonostante la comunità internazionale ne abbia riconosciuto formalmente l’appartenenza all’Azerbaijan nel 1991. Ma facciamo un passo indietro. 

Sotto il regime sovietico, la regione del Nagorno-Karabakh era stata un oblast autonomo (ovvero una specie di provincia autonoma) a etnia prevalentemente armena della Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Nel 1988, gli armeni che vivevano nella regione chiesero il trasferimento di quello che allora era l’oblast autonomo (NKAO) dall’Azerbaigian sovietico all’Armenia. Con il crollo dell’Unione Sovietica, le tensioni si trasformarono in una vera e propria guerra tra gli armeni locali che cercavano di unire il Nagorno-Karabakh all’Armenia e gli azeri locali che vi si opponevano. Iniziò così la prima guerra del Nagorno-Karabakh anche conosciuta come la guerra di liberazione dell’Artsakh. Con il progredire della guerra, purtroppo caratterizzata da pulizie etniche e pogrom perpetrati da parte di entrambi i gruppi in disputa, anche l’Armenia e l’Azerbaijan presero parte al conflitto prolungandolo ulteriormente. Ma non furono le sole nazioni a partecipare al conflitto. Infatti, è necessario tenere a mente diversi attori sullo scacchiere. Da una parte abbiamo la Russia, formalmente neutrale ma che gioca un ruolo da mediatore, dall’altra abbiamo invece la Turchia schierata dalla parte dell’Azerbaijan. Anche per questo motivo, gli scontri interetnici nella regione si intensificarono poco dopo che il 20 febbraio 1988 il parlamento dell’oblast autonomo del Nagorno-Karabakh votò per unificare la regione con l’Armenia. Fu allora che, approfittando del crollo dell’Unione Sovietica il movimento secessionista in Nagorno Karabakh proclamò l’indipendenza della Repubblica (mai riconosciuta) dall’Azerbaijan. Dopo la proclamazione della Repubblica, il conflitto entrò in una fase di stagnazione, ma nel 1992 tutto iniziò a cambiare. Nell’inverno di quell’anno, infatti, scoppiò un conflitto su vasta scala. Nessuna mediazione riuscì a portare a una soluzione del conflitto. Alcune organizzazioni internazionali, come ad esempio l’Organizzazione per la sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) tentarono di intervenire con un processo di mediazione, ma senza ottenere alcun successo. Di conseguenza il conflitto si protrasse per altri due anni.

Nella primavera del 1993, le forze armene conquistarono il territorio al di fuori dell’enclave stessa, minacciando di catalizzare il coinvolgimento di altri paesi nella regione. Fortunatamente nel maggio del 1994 venne firmato un cessate il fuoco mediato dalla Russia, che ha portato alla mediazione diplomatica. Quando i combattimenti cessarono nel 1994, il Nagorno-Karabakh e sette distretti adiacenti erano interamente o parzialmente controllati dalle forze armene. Più di un milione di persone sono state costrette a lasciare le loro case: gli azeri sono fuggiti dall’Armenia, dal Nagorno-Karabakh e dai territori adiacenti, mentre gli armeni hanno lasciato le loro casa in Azerbaigian. Dal 1994 al 2020 si sono verificati incidenti intermittenti che hanno dimostrato il rischio, sempre presente, che la guerra si riaccendesse.

Il conflitto non era dunque terminato con il cessate il fuoco mediato dalla Russia, si era solo assopito ed era pronto a riprendere. Infatti, nell’aprile del 2016, quattro giorni di intensi combattimenti sulla linea di separazione hanno scosso la regione, ucciso centinaia di persone da entrambe le parti e prefigurato ciò che sarebbe accaduto. Scontri di questo genere si sono ripetuti per circa quattro anni, senza riaccendere pienamente il conflitto, fino al 2020.

Tutto cambiò nel settembre del 2020, quando la guerra riprese a tutti gli effetti il 27 di quel mese. Sei settimane di sanguinoso conflitto armato finalmente si conclusero nelle prime ore del 10 novembre con un cessate il fuoco mediato sempre dalla Federazione Russa. Sebbene l’accordo non sia stato all’altezza di una pace chiara e stabile, ha posto fine ai combattimenti più mortali a cui la regione avesse mai assistito in quasi tre decenni con oltre 7.000 militari e circa 170 civili uccisi e molti altri feriti. In base all’accordo, l’Azerbaigian ora controlla di nuovo in pieno sette distretti adiacenti al Nagorno-Karabakh che le forze armene avevano tenuto dalla guerra precedente, Detiene anche una parte sostanziale dello stesso Nagorno-Karabakh. Il resto è pattugliato da una forza di pace russa ma ancora governato da autorità locali autoproclamate. Tutto ciò però non significa che la situazione nella regione stabile, anzi.

Dopo la guerra del 2020, la linea del fronte è diventata più lunga e più instabile di prima. Le posizioni militari opposte sono separate l’una dall’altra da soli 30-100 metri. Prima della guerra del 2020, invece, erano a centinaia di metri di distanza. Il movimento della linea del fronte ha posto posizioni militari contro gli insediamenti civili. Gli avamposti della missione di pace russa sono dislocati lungo le strade principali nelle aree popolate da armeni della zona di conflitto e la principale arteria di traffico tra Armenia e Nagorno-Karabakh, anche all’interno del corridoio Lachin. Il centro di monitoraggio congiunto russo-turco istituito nell’ambito dell’accordo del novembre 2020, si trova nel territorio azero a circa 20 km dalla linea del fronte. Per questo motivo sembra che il conflitto del Nagorno-Karabakh sia destinato a durare ancora nei prossimi anni. Un’ulteriore avvisaglia del fatto che questa guerra non sia ancora finita è arrivata proprio qualche mese fa. Il 13-14 settembre 2022, infatti, si è assistito a un’escalation nelle aree lungo i 200 km del confine di stato armeno-azerbaigiano che ha provocato un gran numero di vittime e arresti. Non sappiamo ancora gli sviluppi di questa guerra ma sicuramente si può affermare che il conflitto del Nagorno-Karabakh è il più longevo dell’Eurasia post-sovietica.

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