PARLANO SARA VALENTE E ANDREA DONGILI: COSA SIGNIFICA ESSERE UN GIOVANE DELEGATO D’ITALIA ALLE NAZIONI UNITE

Esiste un ruolo nella diplomazia italiana che mette al centro i giovani e la loro passione per le relazioni internazionali: il Giovane Delegato d’Italia alle Nazioni Unite. Un ragazzo e una ragazza, ogni anno, vengono scelti tra migliaia di loro coetanei tra i 20 e i 27 anni, per rappresentare le istanze dei giovani italiani, operando nella delegazione diplomatica italiana e partecipando attivamente ai lavori delle Nazioni Unite. L’idea del Programma è quella accentrare il ruolo dei giovani nei processi decisionali e diffondere i valori dell’ONU.


I Delegati di quest’anno sono Sara Valente e Andrea Dongili. Valente, classe 2004, originaria di San Giovanni Incarico, si laurea in scienze politiche alla Luiss nel 2025. Nello stesso anno comincia un Master in International Relations, sempre alla Luiss, che porta avanti assieme alla carriera di Giovane Delegata. A noi si descrive come una persona «curiosa e appassionata», mentre, tra le esperienze che porta più nel cuore prima del mandato, ricorda il suo contributo per l’associazionismo universitario e per la Radio, attraverso i quali sviluppa «un grande interesse per la comunicazione e per il diritto internazionale».


Dongili invece nasce a Verona nel 2001. Frequenta un programma di doppia laurea in giurisprudenza tra l’Università di Trento e Washington University in St. Louis – School of Law, dove consegue un LL.M. in Negoziazione, Risoluzione delle Controversie e Diritto Internazionale. Si definisce come una persona «determinata e consapevole» che, all’università, ha sempre preso parte con passione a progetti di formazione in ambito negoziale e di mediazione, oltre che progetti di ricerca in ambito di diritto internazionale e di giustizia sociale adottando un approccio incentrato sulle persone, che riporta anche nel suo impegno di Giovane Delegato.

Come si svolge la procedura di selezione?

Il Programma è promosso dalla Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e la Rappresentanza Permanente d’Italia a New York. Il processo di selezione si articola in più fasi e prevede una valutazione complessiva del profilo, delle competenze e della preparazione dei candidati. Le selezioni sono attualmente aperte, invitiamo quindi tutti gli interessati a consultare il bando sul sito della SIOI (www.sioi.org)!

In cosa è consistito, quotidianamente, il vostro impegno?

Durante le nostre missioni presso il quartier generale delle Nazioni Unite a New York e il Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra abbiamo seguito il dibattito deli Stati membri, negoziato delle risoluzioni per l’Italia, partecipato a eventi di alto livello e pronunciato interventi ufficiali. In Italia ci occupiamo dell’organizzazione di iniziative rivolte a scuole, università e organizzazioni giovanili con l’obiettivo di coinvolgere attivamente i giovani e raccogliere le loro istanze.

Quali sono, a vostro giudizio, le qualità necessarie per diventare Giovane Delegato?

Curiosità e desiderio di apprendimento continuo sono fondamentali per comprendere davvero i temi sui quali si lavora. A queste si affiancano capacità di problem solving e di public speaking, insieme a solide competenze trasversali sul piano relazionale. È un ruolo che richiede di comunicare e collaborare in modo efficace, mantenendo chiarezza, rispetto, apertura, empatia, capacità di adattamento e di ascolto.

Come vi siete sentiti quando vi hanno preso?

SARA: Ho provato una fortissima emozione, è stata la realizzazione di un sogno. È una possibilità per la quale mi sento estremamente grata, sento la responsabilità e il privilegio di poter contribuire a mantenere la promessa che le Nazioni Unite rappresentano per tutti i popoli degli Stati membri.

ANDREA: È stato un mix tra gratitudine verso la SIOI e forte senso di responsabilità. L’ho vissuto come un passaggio prezioso: la consapevolezza di poter contribuire, con le competenze sviluppate finora, a qualcosa di molto più grande di me.

Qual è stato il momento del vostro mandato più significativo per voi?

ANDREA: I momenti di ascolto delle testimonianze delle vittime e dei sopravvissuti a gravi violazioni dei diritti umani e crimini internazionali, come nel caso di Wesam Hamada, madre di Hind Rajab, il cui film è stato proiettato al Consiglio dei Diritti Umani e a cui abbiamo assistito in un momento di condivisione con i delegati di più paesi. “Per voi è solo una storia, per me era mia figlia, la mia vita”: ascoltare e incontrare queste persone mi ricorda sempre il “perché” ho deciso di intraprendere questo percorso e mi motiva ad andare avanti.

SARA: I momenti in cui abbiamo avuto l’opportunità di seguire il dialogo tra gli Stati membri, sia nei dibattiti ufficiali che nel corso dei negoziati. È in questi contesti che si costruiscono le decisioni che hanno un impatto globale, e dove è possibile coglierne le implicazioni concrete. Allo stesso tempo, è stato significativo entrare in contatto con le persone su cui si fonda il funzionamento della macchina dell’ONU, un lavoro quotidiano essenziale.

Quali sono state le vostre difficoltà principali come Giovani Delegati?

SARA: Nel contesto del programma italiano abbiamo potuto contare su una struttura solida e sul supporto della SIOI, verso cui siamo riconoscenti, avendo spazi di confronto e azione concreti. La difficoltà è stata quella di mantenere aperti i canali di dialogo che abbiamo e lavorare per ampliarli, affinché le nostre proposte trovino un riscontro.

ANDREA: Trovare un equilibrio tra ambizione e realismo, tra l’agenda che vuoi portare avanti e lo spazio che ti è concesso per farlo. E capire come inserirsi in un sistema talmente complesso. Non basta cosa dici: conta quando e come lo dici. A volte può risultare difficile perché richiede una continua operazione di bilanciamento su più contenuti e con molteplici attori, ma rappresenta anche il motivo per cui questa esperienza porta a un’enorme crescita sia sul piano professionale che personale.    

Lo rifareste?

ANDREA: Sì, senza dubbio. Proprio per l’impatto che ha. È un’esperienza che incide profondamente sul modo in cui ti approcci a tutte quelle questioni che possono apparire lontane, ma che ci riguardano da vicino molto più di ciò che possiamo pensare, e che ti permette di comprenderne le dinamiche da una prospettiva privilegiata, proprio perché ti consente di osservare il sistema dall’interno, e, allo stesso tempo, di contribuire ad esso.

SARA: Assolutamente si. Tra i tanti ricordi che porterò con me, l’incontro con il Rappresentante Permanente a New York alla fine della nostra missione è stato il momento in cui abbiamo fatto il punto sul lavoro svolto, ed è lì che ho realizzato quanto fossi cresciuta. È stata davvero un’esperienza meravigliosa.

Cosa volete fare in futuro?

SARA: L’esperienza come Giovane Delegata mi ha permesso di chiarire con grande convinzione la direzione che desidero dare al mio percorso professionale, la diplomazia. Ciò che più mi ha colpita è stata la possibilità di partecipare concretamente al lavoro diplomatico e scoprirne una dimensione profondamente umana che spesso dall’esterno non viene pienamente colta, e credo che questo oggi orienti le mie aspirazioni.

ANDREA: Vedo il mio futuro nell’ambito del diritto internazionale penale, umanitario e dei diritti umani, con un focus sulla lotta all’impunità e sul rafforzamento dei meccanismi di accountability, sia sul piano tecnico e formale che su quello operativo e sostanziale.

Cosa consigliereste ai Giovani Delegati di domani?

ANDREA: Non limitate le vostre capacità, cercate di capire come misurarle, come negoziare e non perdete mai la connessione con la realtà. Siate sempre fedeli ai vostri principi, ai vostri valori e alla motivazione che vi ha spinto a intraprendere questo percorso. Trovate gli “interstizi”. È lì che bisogna lavorare.

SARA: Abbiate cura del senso di ciò che fate, anche quando i risultati non sono immediati, perché il vostro contributo è fondamentale. Coltivate questa consapevolezza con responsabilità e preservate sempre il vostro entusiasmo.

Di Marco Antonio Mollaioli

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